Born: November 25, 1978 Primary Instrument: Flute
Last Updated: October 28, 2010Se vogliamo vedere nella musica una reminescenza della beatitudine celeste, come asseriva Platone, non possiamo evitare di rivolgere lo sguardo alle epoche primordiali, quando l'esperienza dell'uomo era saldamente legata al funzionamento della terra e dell'universo. E qui incontriamo senza dubbio il flauto. Per le sue caratteristiche timbriche, per la diffusione in ogni cultura, in tutti gli angoli del mondo, il flauto si colloca tra gli strumenti ancestrali, affondando le proprie radici nelle epoche in cui la musica parlava con la voce della natura. Catapultato nella musica della contemporaneità con autori come Debussy, Stravinskij, Berio, Maderna, Sciarrino, il flauto è spesso stato strumento accessorio nel jazz: interpretato divinamente da musicisti come Bud Shank, Buddy Collette, Roland Kirk, Eric Dolphy, Henry Threadgill, che però lo abbinano ad altri strumenti, generalmente ad ance. Pochi ma eccezionali i solisti che gli hanno dedicato il loro lavoro in modo esclusivo o prevalente: Herbie Mann, che su tutti svetta per qualità e personalità, Sam Most, dallo staccato nervoso e dal prodigioso swing, Jeremy Steig, campione (insieme a Roland Kirk) della tecnica detta dell'ultrasoffio ideata da Most. E ancora James Newton, solista eclettico, a proprio agio sia nella musica afroamericana che in quella contemporanea. Stefano Leonardi, musicista non ancora trentenne, approdato al jazz dopo una formazione di profilo accademico, presenta in questo primo disco a proprio nome un quartetto che pone il suo strumento nella condizione di dare la prova più impegnativa. Non ci sono altri fiati, c'è solamente la chitarra di Matteo Turella, trentino come Leonardi, che può dirsi veterano di questo stesso organico, da lui praticato anche con il flautista veronese Stefano Benini, che di Leonardi è maestro. Pur facendo i dovuti distinguo sotto il profilo stilistico, il contesto è quello asciutto, trasparente di alcuni gruppi guidati da Chico Hamilton, dove il grande batterista metteva a confronto i flauti di Dolphy o di Charles Lloyd con le chitarre di Gabor Szabo o di John Pisano. Ma naturalmente altre coppie di flauto e chitarra vengono alla mente: Jeremy Steig con Sam Brown, Herbie Mann con Larry Coryell o con il grande Laurindo Almeida. Dunque tutto si gioca nel rapporto timbrico e dinamico tra il flauto di Leonardi e le chitarre di Turella, ma pure negli equilibri tra questi e il tandem ritmico costituito da Paolo Ghetti e Carlo Alberto Canevali. Il gioco funziona molto bene, la macchina dimostra di avere un motore solido e ben calibrato, retto con varietà di colori dalla batteria di Canevali e con grande autorità dal contrabbasso di Ghetti, che con la sua ampia esperienza è un ospite davvero speciale. La fusione timbrica di flauto e chitarra è delicata, trasparente, luminosa. Ne è una prova il brano che apre il disco, Abrib's Circe, composto dallo stesso Leonardi: l'atmosfera è brillante, e il tema festoso viene esposto dall'unisono agile dei due strumenti. Il solo del leader mette subito in evidenza le sue credenziali tecniche ed espressive: controllo dello strumento in ogni registro, sicurezza ritmica, fluidità dell'eloquio. Il brano che dà il titolo all'album, ancora di Leonardi, sposta la paletta espressiva su sonorità e scale arabe, su atmosfere distese. Il leader passa al flauto contralto, con una sonorità dai colori caldi, bruniti, che ricorda Yusef Lateef. Risalta la capacità del gruppo di creare un ambiente timbrico, con la pastosità della chitarra acustica di Turella. I due brani di Herbie Mann confessano la predilezione di Leonardi per questo grande solista: Basin Street Este è un calypso delizioso nella sua sgranatura frivola; Tel Aviv è una delle prove più belle del disco, col suo tema percorso da un disteso lirismo malinconico e gli assoli molto ispirati. Il terzo brano firmato da Leonardi mette in luce la souplesse ritmica di Canevali e Ghetti, mentre la bossanova Gershwin Goes To Rio dà ancora risalto ai timbri caldi, dorati del flauto. Ancora una bossa, più suadente e confidenziale, la celebre Batida Diferente di Durval Ferreira, apre la strada al classico che conclude il disco, Afro Blue, introdotto dalla batteria ispirata di Canevali e siglato dagli assoli esemplari di Ghetti e Leonardi.
Strumentista eclettico, dotato di una particolare verve musicale e di un estro esecutivo decisamente personale, cui va riconosciuta una dote non comune: quella di saper dare forza espressiva alle sfumature modali del jazz nell’àmbito di una vigorosa fantasia, cangiante ed avvolgente [...] (Fabrizio Ciccarelli, www.vinilemania.net)
Stefano ha uno stile al flauto legato alla tradizione, pur non disdegnando aperture a sonorità più moderne. Un lavoro di esordio che merita l’attenzione del pubblico e della critica [...] (Stefano Benini, Falaut)
Leonardi responds with his own solo that is crystal clear, his tone is splendid, and he lays out a very exciting solo with flute playing con passione [...] (Paul J. Youngman, vinilemania.net)
Fraseggio fluido, ottimo controllo dell'emissione del suono in ogni registro, magistrale senso del tempo, freschezza improvvisativa, tecnica mista che non disdegna l'utilizzo dell'ultrasoffio [...] (Roberto De Virtis, JazzIt nov/dic 2008)
Raffinati grooves. Le composizioni si intrecciano l’una con l’altra e immagini virtuose rendono perfetti i singoli brani [...] (Joachim Holzt, Digitale Jazz-Zeitung Edelhagen)
Batteria funkeggiante, cavata possente ed elastica del contrabbasso, chitarra elettrica fluida e pastosa, flauto sincopato ad alto tasso ritmico… E-Ray è un album eseguito con pertinenza da un quartetto affiatato [...] (Vincenzo Roggero, AAJ Italia)
Un fortunato album di debutto in cui i quattro dimostrano ampiamente di potersi muovere in ogni ambito con personalità e originalità, spaziando dalle calde sonorità sudamericane ai momenti più lenti e riflessivi con grande disinvoltura, proponendo un gustoso lavoro che si lascia piacevolmente ascoltare [...] (Luca Labrini, Jazzitalia)
Italian flutist Stefano Leonardi and troupe have created a mysterious and exotic offering. A tightly conceived gem of other-worldly inspired music. Check your shoes for sand after listening [...] (Ralph A. Miriello, Jazz.com)
Notevole prova del giovane quartetto italiano [...] (Vittorio LoConte, critico musicale)
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